Voilà, la gaffe è servita

In gergo si chiamano bloomers: sono gli errori che possono trasformare (e deformare) una traduzione con effetti divertenti o persino imbarazzanti. Uno dei più maldestri risale agli anni 60/70, quando nei romanzi di fantascienza l’espressione Silicon Valley si trasformava magicamente in “Valle di Silicone”. Un errore che oggi farebbe sorridere ma che allora ha trovato spazio anche nei dialoghi della saga di 007, in cui si parlava di improbabili chip e bombe “al silicone”.

Un recente e assai più grave episodio ha visto coinvolto un professore dell’Università di Firenze. Nel compilare un bando di ricerca della facoltà di Scienze agrarie, relativo alla tracciabilità nel settore caseario, il docente ha tradotto il titolo “Dalla pecora al pecorino” in “From sheep to doggy style”. Come molti di voi già sapranno, la colorita espressione doggy style non appartiene alla gastronomia, bensì all’ars amatoria. Il documento, pubblicato sia sul sito web del Ministero dell’Istruzione che su quello della Commissione europea, è stato subito rimosso. La notizia ha tuttavia scatenato un frenetico e goliardico passaparola in Rete, divenendo presto l’argomento del giorno sui principali social network e blog.

Cosa può essere accaduto? I più ipotizzano che il malcapitato sia ricorso all’aiuto di un traduttore automatico, senza preoccuparsi di controllare a sufficienza il risultato finale. L’episodio, oltre a far riflettere sulle inevitabili differenze tra uomini e macchine, sposta l’attenzione sull’importanza del post editing, ovvero del controllo e della revisione dei testi.

Traduttore automatico o no, è fondamentale accertarsi di ogni singolo termine, per evitare spiacevoli inconvenienti. Come quello che ha costretto la celebre e stimata Franca Sozzani, editor di Vogue Italia, a scusarsi per un’affrettata e compromettente traduzione pubblicata online sul sito web della testata di moda. Lo scorso agosto, nel tradurre in inglese il termine creole (un tipo di orecchini etnici detti anche schiave), la redazione ha optato per slave earrings (orecchini da schiava), suscitando clamore nella comunità afroamericana anglosassone, e non solo. Una singola svista capace di generare una gaffe “planetaria”.

 

 

Informazioni sulla traduzione in italiano.

 

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