Quando localizzare è fondamentale: il caso della Cina

Qualche giorno fa abbiamo sottolineato l’importanza strategica che assume la localizzazione di un sito web. Cosa succede invece quando una società decide di lanciare un brand su nuovi mercati? Pensiamo per esempio alla Cina, una potenza in rapida e costante ascesa. Se fossimo a Pechino, forse in questo momento staremmo sorseggiando una Kekou Kele, con ai piedi un paio di Nai Ke. No, non abbiamo sbagliato a digitare: Coca Cola e Nike sono solo due delle aziende che hanno deciso di tradurre il proprio marchio in mandarino per raggiungere e fidelizzare il maggior numero possibile di consumatori. Impresa non facile, perché in Cina la scelta di un nome ha un’importanza fondamentale e assume una valenza simbolica che noi occidentali spesso trascuriamo.

Esistono vere e proprie società di consulenza che aiutano il cliente a trovare la traduzione cinese più appropriata: è necessario infatti mantenere intatta l’essenza del brand, e al tempo stesso evitare quei concetti e quei termini che potrebbero urtare la sensibilità del nostro interlocutore. Se, come spesso accade, dalla traduzione letterale e fonetica derivano parole di cattivo auspicio, o di significato indecifrabile, è necessario cercare una via alternativa, facendo leva su gusti e aspettative del target di riferimento.

La Cina è una terra dalla cultura millenaria, dove calligrafia e vita sono strettamente unite: un nome sbagliato può alterare profondamente la percezione di un marchio e decretarne persino il fallimento. Tra le multinazionali che hanno sottovalutato l’importanza della localizzazione e ne hanno risentito economicamente, c’è anche Microsoft. Il noto motore di ricerca Bing aveva esordito sul mercato senza che il nome, l’equivalente cinese di “virus”, venisse modificato. Non molto tempo (ma molte migliaia di dollari) dopo, il colosso fondato da Bill Gates è corso ai ripari optando per il più diretto e positivo Ying Bi, ovvero “a colpo sicuro”. Potere della traduzione…

 

 

Share SHARE