I segni d’interpunzione

Con l’espressione “segni d’interpunzione” o “punteggiatura”, s’intende quell’insieme di simboli grafici, convenzionalmente concordati all’interno della comunità linguistica, che vengono utilizzati nei componimenti scritti al fine di conferire determinate tonalità o sfumature d’espressione a un testo. I segni di punteggiatura svolgono un compito pausativo, sintattico ed espressivo.
Il loro uso è indispensabile per favorire una corretta lettura dei testi e una maggiore comprensione. Nella lingua italiana, i principali segni di punteggiatura sono: il punto (.), la virgola (,), il punto e virgola (;), i due punti (:), il punto esclamativo (!), il punto interrogativo (?), i puntini di sospensione (…), le virgolette (“ ”), le parentesi, le lineette.

Il Punto

Indica una pausa lunga e conclude una frase di senso compiuto. Separa l’uno dall’altro i periodi. Separa due capoversi e consente di cogliere a colpo d’occhio la struttura del testo.

La Virgola

Indica una pausa breve e separa frasi o gli elementi di un elenco. Unisce frasi coordinate. Delimita un inciso. Segnala un vocativo.

Il Punto e virgola

Indica una pausa maggiore rispetto alla virgola, ma più breve rispetto al punto. Separa frasi di senso compiuto, legate per significato, o membri di enumerazione complesse.

I Due punti

Rappresentano una pausa debole e hanno funzione logica. Introducono un elenco, un esempio, una spiegazione, una causa, una conseguenza, un discorso diretto o una citazione.

Il Punto esclamativo

Indica l’intonazione discendente di dolore, sorpresa o gioia della frase.

Il Punto interrogativo

Indica l’intonazione ascendente di un’interrogazione diretta.

I Puntini sospensivi

Indicano un’interruzione del discorso dovuta a incertezza, imbarazzo o sorpresa.

Le Virgolette

Delimitano il discorso diretto. Racchiudono una citazione. Mettono in rilievo una parola o un’espressione usata con significato particolare, termini inusuali, stranieri o dialettali.

Le Parentesi tonde e quadre

Il nome deriva dal greco “παρένθησις - parènthesis”, ovvero “ciò che è stato interposto”. Le prime si usano per racchiudere un inciso in alternativa alle lineette o alle virgole. Le seconde si usano per inserire commenti o spiegazioni, distinguendoli dal testo, quando si fa una citazione.

Le lineette o trattini

Si usano al posto delle virgole per introdurre un discorso diretto o servono per delimitare un inciso.

Una precisazione: mentre in ogni lingua una frase interrogativa o una esclamativa finiscono, rispettivamente, con un punto interrogativo e esclamativo, in Spagna le frasi sono precedute dal medesimo segno d’interpunzione finale, ma capovolto. Così un’interrogativa è racchiusa tra “¿” e “?”, mentre un’esclamativa tra “¡” e “!”.

Storia e curiosità

La prima traccia dell’utilizzo di segni grafici per indicare delle pause in un discorso risalgono al IX secolo avanti Cristo e alla stele di Mesha dei Moabiti. I Greci utilizzavano dei punti, disposti in maniera diversa, anche l’uno sopra l’altro come i due punti, per ottenere il medesimo scopo pausativo.
Furono i Romani a introdurre la virgola, il cui nome latino “virgula”, “piccola verga”, richiamava appunto l’idea di un bastoncino.
Un largo uso di segni di punteggiatura venne fatto dai monaci amanuensi che, nel Medioevo, idearono nuovi segni, ma le radici fondamentali dell’attuale punteggiatura restano greche e romane. Ad esempio, il nostro punto esclamativo deriva dalla parola latina “io”, ovvero “evviva”, che veniva posta alla fine della frase per indicare gioia o sorpresa, poi, gradualmente, la “i” arrivò a spostarsi sopra la “o”, cosicché la “o” divenne un punto e la “i” si trasformò nella parte superiore del punto esclamativo come lo conosciamo oggi. Un altro esempio è quello del punto interrogativo. I Greci usavano come punto interrogativo il nostro punto e virgola. I Romani, invece, usavano porre la parola “quaestio”, ovvero “domanda” al termine delle frasi interrogative, finché, anche in questo caso con una certa gradualità, la “q” si spostò sopra la “o”, dunque la “o” divenne un punto e la “q” si trasformò nella parte superiore dell’attuale punto interrogativo.

Nell’attività di traduzione l’uso dei segni di interpunzione non è universale e risponde a differenti regole grammaticali e sintattiche. La norma EN 15038 suggerisce il rilascio di una Guida di stile per riassumere le regole d’uso.

 

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