Interpretariato: una lunga storia

Sapevate che già gli Egizi utilizzavano un geroglifico per identificare l’attività dell’interprete?
Questa figura esiste infatti da migliaia di anni, fin da prima che nascesse la scrittura, e ha accompagnato le fasi cruciali della civiltà dell’uomo.
Se tra gli Assiri e i Babilonesi era chiamato turgumânu e per gli Arabi era tardjumân, nell’Antica Roma era definito interpres, da cui deriva il termine italiano che ancora oggi usiamo.

Fondamentali per portare a termine campagne militari, affari commerciali e trattative diplomatiche, gli interpreti hanno ricoperto un ruolo strategico in momenti storici chiave, come la fine del Sacro Romano Impero d’Oriente (1453), quando i cosiddetti dragomanni avevano il compito di mediare tra cristiani e musulmani. Spesso si ricorreva a quello che oggi si definisce chuchotage, che consiste nel sussurrare la traduzione all’orecchio dell’ascoltatore. Ma per poter parlare di interpretariato di conferenza bisogna attendere fino alla Prima Guerra Mondiale: l’interpretazione consecutiva comincia infatti a svilupparsi dopo il Patto di Versailles (1919) e la nascita della Società delle Nazioni (1920), grazie al lavoro di pionieri come il professore Paul Mantoux e l’orientalista Jean Herbert, che in seguito fu anche presidente dell’AIIC (l’Associazione internazionale degli interpreti di conferenza).

All’epoca, gli interpreti erano prevalentemente uomini con un solido passato come diplomatici, ufficiali dell’esercito o linguisti. Consecutiva e chuchotage erano i metodi più diffusi di interpretariato.
La simultanea, adottata per la prima volta nel 1927 nell’ambito di una conferenza internazionale del Lavoro a Ginevra, è tristemente legata al Nazismo. Nel 1934 André Kaminker traduce in tempo reale il discorso di Hitler per la radio francese e nel 1945 un team coordinato dal colonnello francese Léon Dostert segue il delicato e complesso Processo di Norimberga. È qui che si ricorre per la prima volta alla cabina: si trattava di uno strumento ancora rudimentale, con scarsa insonorizzazione e modesta qualità del sonoro.
E il metodo bidule? Tra i primi a usare questa attrezzatura portatile si ricorda Thadé Pilley, fondatore del prestigioso Linguist’s Club di Londra (1932). L’intraprendente Pilley viaggiava attraverso le capitali europee avendo cura di portare sempre in borsa il suo fidato “Archie”.

Ulteriori informazioni:
Come scegliere un servizio di intepretariato?
Sito http://www.interpretariati.it/

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